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IL MEDICO SICULIANESE CHE CURO' GARIBALDI DOPO IL FATALE SCONTRO CON I BERSAGLIERI AVVENUTO SULL'ASPROMONTE IL 29 AGOSTO 1862


Dott. G. Basile, medico di Garibaldi
Il Museo #MeTe ospita una sezione espositiva dedicata interamente a Giuseppe Basile. Del prode chirurgo dei Mille il Museo ospita lettere, utensili, strumenti chirurgici, fotografie e pannelli didattici.

BASILE GIUSEPPE, Medico Garibaldino (1830-1867). Dopo avere conseguito la laurea in Farmacia nel 1853, esercitò la professione di farmacista a Siculiana sino al 1859, anno in cui, appassionato di medicina, conseguì la laurea in Chirurgia e successivamente in Medicina. 

Nel 1860 entrò a far parte del Comitato Segreto Rivoluzionario di Palermo e dallo stesso Comitato fu incaricato di andare incontro al Generale Giuseppe Garibaldi, dopo lo sbarco dei Mille a Marsala, per riferire a voce sullo stato dei rivoltosi a Palermo e per "complimentare Garibaldi per il generoso soccorso ha portato alla rivoluzione siciliana".

Nel corso della battaglia di Milazzo improvvisò un ospedale militare da campo nel convento dei Carmelitani, dopo furono ricoverati oltre 150 feriti, molti dei quali da lui personalmente operati. Curò tra l'altro il figlio Daniele Manin, ferito ad una gamba e Nino Bixio, caduto da cavallo.

Fu componente "33" della Massoneria in seno alla quale nel 1864 fu tra i promotori di una Società Massonica Elettorale palermitana che si proponeva l'unificazione di tutte le forze della Sinistra.

La sua carriera di medico-chirurgo militare si svolse nelle campagne di guerra del 1860, 1862 e 1866, sempre al seguito del Generale Garibaldi, con il grado di Capitano Primo Chirurgo dell' Ambulanza Generale, unitamente al Dottor Pietro Ripari, Capo dell'Ambulanza, e al collega palermitano Dottor Enrico Albanese. Il Dottor Basile, allievo del Professor Giovanni Gorgone dell'Università di Palermo, viene ricordato principalmente per l'assistenza che assicurò a Garibaldi, dopo la ferita d'Aspromonte del 29 agosto 1862; invece egli svolse un ruolo interessantissimo anche prima, unitamente ai cospiratori palermitani, sfidando la polizia borbonica del temibile Commissario Maniscalco. A proposito della ferita di Garibaldi toccata in Aspromonte, molte furono le dissertazioni a livello scientifico, anche in campo internazionale, circa la presenza o meno del proiettile nella ferita del piede destro del Generale. Il Basile sostiene sempre fermamente, con il collega Albanese, la presenza della palla nel sito lacerato, avverso i pareri dei più grandi luminari della scienza medica di quel tempo. La dimostrazione sicura della presenza della palla nella ferita fu data, falliti tutti gli altri tentativi, dal Basile a mezzo di uno speciale specillo con l'estremità di porcellana grezza, mandato appositamente dal Professore Nélaton dell'Università la Sorbona di Parigi. La palla, dopo allargato il tramite della ferita con una spugna preparata dal Basile, venne agevolmente estratta dal Professore Zannetti di Firenze, assistito dal Basile. A tale proposito giova ricordare che il Medico Capo dell'Ambulanza Generale, Dottor Pietro Ripari, nella sua Storia della Ferita del Generale Garibaldi scrive testualmente:
"Quel proiettile estrasse il Professore Zannetti e forse non doveva (...) Avrebbe dovuto essere estratto invece dal Dottor Basile, il quale medicò sempre il piede del Generale e fu il primo a toccare la palla con lo specillo di Nélaton. Né dubito quindi affermare che il Professore Zannetti avrebbe forse meglio provveduto alla dignità dell'arte (medica) se avesse detto al Dottor Basile: estraete voi la palla".
Una lettera di Garibaldi indirizzata al Basile da Caprera in data 23 gennaio 1863 dice tra l'altro: "Mio Caro Basile, voi avreste cura affettuosa di figlio quale mio speciale curante (...) Voi sin da principio e durante la cura sosteneste sempre fermamente essere il proiettile dentro la ferita (...).
Fu decorato di medaglia d'argento al Valor Militare "per i buoni servizi presi a Palermo il 28 maggio 1860 e a Capua il 2 novembre 1860" e di una Menzione Onorevole concessa il 6 dicembre 1866 "per essersi distinto nella campagna del 1866".

Il Dottor Basile morì di colera il 16 giugno 1867 a distanza di quindici giorni dalla stessa morte del fratello sacerdote Onofrio.
Appresa la triste notizia, il Generale Garibaldi, in una lettera del 27 giugno 1867 indirizzata a Salvatore Cappello, comune amico e cospiratore del Risorgimento Siciliano, si espresse testualmente:" Mio Caro Cappello, chi ha testimoniato le cure gentili e filiali che mi prodigarono i miei cari Ripari, Albanese e Basile (...) capirà quanto dolorosa mi sia la perdita del Martire di Siculiana, modello di patriottismo, di abilità e di valore. Io assisterò con l'anima al corteo funebre dell'amico e fratello Giuseppe (...). Vostro G. Garibaldi".
Il professore Gaetano Falzone, nel suo libro "Sicilia 1860" soffermandosi a lungo sulla figura del Chirurgo Garibaldino scrive testualmente: "Il suo fu un apostolato civile che non teme confronti. I medici palermitani possono considerarlo il più vivace tra essi e il più generoso di sè".

Il Professore Stefano Bissi ha dedicato una lirica al prode Chirurgo del Mille e lo stesso fece il Sacerdote Giovanni Lo Jacono nella sua raccolta "Nuova Poesia".

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